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“Smart IAT” by Belinassu per Honda CRF1000L Africa Twin

la “Smart IAT” prodotta dal savonese “Belinassu” ci ha incuriosito da subito, ed abbiamo deciso di provarla sulla Honda CRF Africa Twin.

I moderni motori Euro3 ed Euro4 hanno infatti una carburazione molto magra per venire incontro ai parametri sulle emissioni, cosa che spesso implica un’erogazione piuttosto “vuota” nei transitori ed un marcato effetto “on-off” alla prima apertura del gas: la CRF non fa eccezione -almeno per quanto riguarda i MY 2016-2017- con i suoi medi regimi piuttosto scialbi.

Il principio di funzionamento

La centralina elettronica che comanda gli iniettori di carburante analizza tra i vari dati quello proveniente dalla sonda IAT (sigla che sta per intake air temperature) che fornisce appunto il dato sulla temperatura dell’aria aspirata. “Smart IAT” non è altro che una sonda apparentemente identica all’originale ma modificata in modo da rendere questa lettura inferiore di qualche grado: la centralina così fa iniettare nel motore un quantitativo di benzina leggermente superiore per compensare la maggiore densità dell’aria.
Quanto sopra si riflette principalmente nei transitori, poiché a regime costante la sonda lambda nello scarico fa in tempo a correggere comunque il quantitativo di benzina iniettata leggendo i valori di ossigeno nei gas di scarico.

In teoria quindi dovremmo avere transitori con un’erogazione migliore senza aumentare

Montaggio

Il sensore IAT nella Honda Africa Twin è infelicemente posizionato nella parte inferiore della scatola filtro: ciò significa che occorre procedere allo smontaggio delle barre (se presenti), di tutta la carenatura anteriore, del serbatoio ed infine della cassa filtro stessa. Pur non presentando complicazioni particolari dal punto di vista tecnico, quanto sopra richiede una certa manualità, dimestichezza e anche un’attrezzatura piuttosto completa: un paio di pinze a becchi lunghi in particolare può fare ad esempio risparmiare tempo ed imprecazioni nel riposizionamento dei vari sfiati. Lasciamo alla vostra discrezione la scelta tra “fai da te” oppure officina, nel primo caso tenetevi una mezza giornata libera: meglio non dover lavorare con la foga data dal tempo contato e nella migliore delle ipotesi vi avanzerà un poco di tempo per la prova su strada.

 

Prova su strada

La prima cosa che si nota è la risposta molto più dolce all’apertura del gas, ma allo stesso tempo il maggiore vigore nel cosiddetto “sottocoppia”, dato che la moto accetta di buon grado anche di riprendere dai 2’000 rpm senza “pistonare” nè far sentire il bisogno di cambiare marcia: il risultato è per esempio che nel misto da terza non si scala quasi più in seconda per uscire dalle curve più strette, quasi si avesse un pignone più piccolo.

L’impressione non è quella di avere più potenza in assoluto, ma di avere un motore dal carattere più morbido e più generoso ai giri medio bassi, quelli più utilizzati su strada.

Arrivando in curva però si evidenzia anche un secondo cambiamento: il freno motore è decisamente inferiore in scalata e a questo bisogna fare l’abitudine: ci siamo resi conto che si usano di più i freni anche nella guida pulita.

Per quanto riguarda i consumi preferiamo aspettare qualche migliaio di km per esprimerci su eventuali differenze, al momento se non altro non sembra esserci un aumento abissale.

 

La sonda modificata “Smart IAT”

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La sonda modificata accanto a quella originale (con viti)

 

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